Tecnica: 4 regole di sicurezza (e non solo)

Articolo redatto dall’Istr. Francesco Carmagnani – Responsabile Shooting IDSA

Sembra scontato che chi sia in possesso di armi da fuoco conosca le regole di sicurezza.

Purtroppo le statistiche degli incidenti, spesso mortali, dimostrano il contrario.

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Come infrangere tutte le regole di sicurezza: dito sul grilletto, arma potenzialmente carica e indirizzata verso una persona. Incidente assicurato

Nei forum degli appassionati si accendono dispute accanite tra chi sostiene che le armi sono pericolose e chi, timidamente, sostiene che forse la pericolosità sta nell’utilizzatore. I primi sembra che intravedano nelle armi una sorta di malignità come se questi oggetti inerti, fossero al contrario animati da una volontà propria e perversa.

Fortunatamente le armi sono oggetti inanimati e senza l’intervento dell’uomo tendono a rimanere in quiete, alla stessa stregua di un sasso. È vero che sono attrezzi nati per fare del male ma le armi da sole non sparano, occorre la volontà o una manovra errata dell’utilizzatore per far partire il colpo spesso fatale.

La maggior parte degli incidenti accade perché l’arma è stata creduta scarica, per un errore procedurale durante le fasi di carico/scarico dell’arma, argomenti che tratteremo in altri articoli, o per aver usato l’arma impropriamente dopo aver appreso cattive abitudini.

Da anni sono state codificate 4 principali regole di sicurezza da adottare durante l’uso delle armi che, se rispettate, eviterebbero il verificarsi di incidenti.

Prima regola: Tratta sempre la tua arma come se fosse carica.

Basterebbe questa prima norma per evitare incidenti. Il cervello memorizza azioni ripetute estensivamente. Se facessimo la differenza trattando differentemente l’arma scarica, prima o poi la punteremmo pericolosamente ‒ carica ‒ verso una zona insicura come il nostro corpo, quello di altre persone o di oggetti che non si vogliono colpire. Questa è inoltre la ragione per cui non si dovrebbe eseguire lo scatto a secco, responsabile di molti incidenti, durante le fasi di scarico dell’arma.

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L’arma è priva del caricatore, il carrello è bloccato in apertura, non è presente la cartuccia nella canna. Malgrado questo l’arma è da trattare come se fosse CARICA

Seconda regola: Tieni l’arma indirizzata verso una zona sicura.

È importante non puntare mai le armi, anche se visibilmente scariche (prima regola) verso cose o persone che non si vogliano colpire. Anche in questo caso vale la memoria muscolare. A questo proposito una minima conoscenza di balistica terminale basterebbe per comprendere che oggetti inconsistenti, di varia natura, non tratterrebbero l’eventuale colpo partito per sbaglio. Rimandiamo per questo a quanto detto nell’articolo che tratta come scaricare la pistola semiautomatica.

Terza regola: Tieni il dito lontano dal grilletto fino a quando non vuoi sparare.

È una delle regole più difficili da far rispettare a chi non maneggia spesso un’arma da fuoco. Non si è voluto utilizzare l’aggettivo “neofita” perché si potrebbe pensare che solo chi si accosta per la prima volta alle armi incorra in questo grave errore. Purtroppo anche chi detiene armi da anni, e le utilizza per scopi ludici, venatori o di servizio, non è immune da tale difetto. Pensiamo a quando entriamo nella nostra automobile, il primo gesto che si esegue istintivamente è quello di mettere una mano sul volante. È naturale poggiare il dito su questa leva, eppure dobbiamo condizionarci a non farlo se non nel momento in cui si decide di far partire il colpo. Molti pensano che avere il dito pronto sul grilletto velocizzi l’azione di scatto.

Studi sui tempi di reazione, effettuati su diversi soggetti, hanno evidenziato che la differenza di tempo, tenendo il dito sul grilletto o disteso fuori dalla guardia, è di circa un decimo di secondo. Se pensiamo che sotto stress si ha una contrazione muscolare involontaria della mano, che risulta essere maggiore della forza necessaria che occorre ad azionare la leva di scatto, possiamo intravedere la pericolosità di tenere il dito sul grilletto quando non si deve sparare. L’esempio più banale è quello del cacciatore che, camminando nel fitto del bosco, inciampa mentre tiene il dito pronto sul grilletto. Per effetto dello stress la mano si stringerà involontariamente e il colpo partirà in una direzione non voluta come ad esempio le spalle di un altro cacciatore. Il nostro metodo preferito è tenere l’indice a contatto con il fusto dell’arma. Chi ha mani piccole e tiene l’indice parallelo al carrello, eviterà sotto stress di contrarre la mano, sfuggendo la guardia del grilletto e sparare accidentalmente.

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Il dito lontano dal grilletto. Questo è il nostro metodo preferito

Quarta regola: Sii sicuro del tuo bersaglio e di quello che c’è dietro.

Questa regola implica diversi obblighi da parte dell’utilizzatore di un’arma. Non è superfluo affermare che saper sparare, specialmente per scopi difensivi, è uno dei principali doveri di chi porta o detiene un’arma da fuoco. Solo un costante allenamento, utilizzando la propria arma ed eseguendo esercizi specifici, consentiranno di colpire il bersaglio sotto stress, imparando inoltre di fare a meno dei congegni di mira a corta distanza.

Ugualmente si dovrà essere sicuri del proprio bersaglio. Si dovranno adottare misure adeguate per individuare il bersaglio anche in condizioni di luce scarsa. In servizio o per difesa abitativa, in ambienti scarsamente illuminati, sarà indispensabile utilizzare la torcia tattica che richiede anch’essa l’applicazione di specifiche tecniche e principi tattici. In ambito venatorio si eviterà di sparare a un’ombra dietro un cespuglio o in direzione di un fruscio.

Si dovrà inoltre utilizzare un calibro adatto alle proprie esigenze scegliendo di conseguenza l’arma. L’energia cinetica di alcuni calibri estremamente performanti, scelti a volte solo per averli visti al cinema, potrebbe risultare estremamente pericoloso. Un esempio per tutte è la famosa 44 Remington Magnum. La forza viva posseduta da queste cartucce, dopo aver attinto il bersaglio intenzionale, sarebbe ancora talmente notevole da poter facilmente attingere un passante incolpevole e ferirlo.

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In condizioni di luce scarsa sarà necessario l’impiego di una torcia. Alcune cartucce, troppo esuberanti, saranno inadatte ad alcuni compiti come la difesa abitativa o in alcuni contesti urbani

A queste imprescindibili 4 regole se ne aggiungono altre non meno importanti che dovrebbero essere dettate dal buon senso:

  • Non bere alcol o usare sostanze che diminuiscano le capacità di attenzione
  • Imparare la corretta procedura di carico e scarico dell’arma
  • Non usare l’arma in modo improprio come un giocattolo o un utensile
  • Non lasciare l’arma alla portata di persone incompetenti
  • Leggere attentamente il manuale di istruzioni per apprendere il funzionamento dell’arma

Proviamo a fare di nuovo un paragone con l’automobile e ipotizziamo di smettere di guidare subito dopo aver ottenuto la patente di guida. Immaginiamo quanto sarebbe insicura la nostra guida se dopo un anno di inattività riprendessimo l’automobile mettendoci a correre nel traffico. Un’arma da fuoco è una macchina (termo balistica), ha delle leve, una sua organizzazione meccanica e richiede delle manipolazioni che devono essere apprese, rispettate e praticate.

Solo un costante allenamento pratico, inizialmente sotto la supervisione di un bravo istruttore di tiro, che saprà consigliare arma e calibro in base alle esigenze dell’allievo, potrà condizionare chi utilizza l’arma da fuoco a rispettare le 4 norme di sicurezza, scongiurando la fosca legge di Murphy.

Come nelle tecniche operative anche nelle norme di sicurezza, da adottare maneggiando un’arma da fuoco, emerge chiaramente che la memoria muscolare o meglio i processi di apprendimento, ottenuti mediante continue ripetizioni (leggi addestramento corretto e continuo), serviranno a impedire gesti errati e soprattutto pericolosi.

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